lunedì 21 giugno 2010
Amore fra cinque anni dove andrò? E tu chi sarai e chi saremo?
È vero che la cosa migliore sarebbe cogliere l'attimo, carpe diem, concentrarsi sul presente e goderselo fino al nocciolo, ma a volte non riesco proprio a fare a meno di pensare al domani. Sarebbe tutto più semplice se potessimo sapere dove saremo, cosa faremo e come andranno le cose nel futuro, sarebbe confortante, ma in fondo penso sia un bene che ciò non sia possibile; i giorni scorrerebbero vuoti in attesa di un traguardo che aspettiamo con ansia, forse. Perciò è meglio che il futuro sia incerto. Ma il mio futuro in particolare è un'enorme incognita nera a forma di punto interrogativo, pronto a risucchiarmi in un vortice con il suo ricciolo superiore. È buio e confuso, deserto e desolante! Prendiamo i 5 anni suggeriti dai Baustelle: lui, laureato a pieni voti, sarà un interprete di successo. Io... io? Non ho reali aspirazioni, svaniscono una dopo l'altra come fumo, barcollo fra un interesse e l'altro senza trovare certezze in un sogno particolare, nelle mie capacità, talvolta mi sento vuota e inetta, un sacco riempito solo da luoghi comuni e banalità; e come un sacco, sono pronta ad essere buttata via. Altre volte, invece, evito di sminuirmi, ma pensando alle mie passioni e attitudini non trovo alcun riscontro in qualcosa che mi basti per campare oppure che mi renda felice... O ancora mi rendo conto di aver scelto il percorso sbagliato e che ormai è troppo tardi per tornare indietro, idea ancor più desolante. Non voglio diventare una moglie con figli mantenuta dal marito, nè un'impiegata isterica. Dovrò accontentarmi? Sarò infelice? E ci sarà ancora un noi, lo stesso noi di oggi?
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